GOLENA SAN VITALE

panoramica Golena San Vitale

 

DESCRIZIONE

I fiumi, all’inizio della pianura, perdono velocità, la corrente si fa debole e depositano grandi quantità di ghiaia e sabbia nelle aree comprese tra l’alveo e gli argini: le golene.
Nelle golene formate dai corsi d’acqua, un tempo, era presente una ricca vegetazione caratterizzata da boschi di pioppi, salici, frassini e querce. Con le regimazioni idrauliche operate dall’uomo molti di questi boschi sono stati tagliati o ridotti di superficie.
I boschi di golena e di pianura sono diventati molto rari e uno degli ultimi rimasti sul Fiume Reno è presente all’interno della “Golena di San Vitale”. In questa golena, che si trova tra il Lippo di Calderara di Reno e l’abitato del Trebbo di Castel Maggiore, è presente un bosco planiziale ed alcuni laghetti formati da cave abbandonate.
Un ambiente naturale ricco di specie vegetali e animali che è stato tutelato come Area di Riequilibrio Ecologico dell’Emilia Romagna e riconosciuto a livello europeo come Sito di Importanza Comunitaria (SIC IT4050018 - Golena San Vitale e Golena del Lippo).

Il bosco

Il bosco della Golena di San Vitale si estende per più di 30 ettari all’interno delle arginature principali del Fiume Reno, è composto in prevalenza da salici, pioppi e frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa). Esso si è formato dopo l’abbandono dell’attività estrattiva degli anni 70 del secolo scorso, le aree di bosco più evolute si possono già considerare alto fusto. Grazie all’evoluzione forestale spontanea si è originata la stratificazione propria dei boschi.
Lo strato erbaceo più basso, composto principalmente da carice maggiore (Carex pendula) e rovo bluastro (Rubus caesius), è frequentato dalla beccaccia (Scolopax rusticola), un uccello che cerca le sue prede, in genere lombrichi, a terra sotto le foglie secche. Lo strato arbustivo, che occupa i primi metri di altezza, si integra con quello erbaceo ed è composto da sambuco (Sambucus nigra), nocciolo (Corylus avellana), sanguinello (Cornus sanguinea) e prugnolo (Prunus spinosa). Nella folta vegetazione degli arbusti hanno modo di nidificare il merlo (Turdus merula), la capinera (Sylvia atricapilla), l’usignolo (Luscinia megarhynchos) e l’usignolo di fiume (Cettia cetti).
Le altezze maggiori sono occupate dallo strato degli alberi che forma la volta arborea. Caratteristici a San Vitale sono i complessi formati dal pioppo bianco (Populus alba), a volte affiancato dall’olmo campestre (Ulmus minor), che crescono nelle zone con terreno più alto e drenato.
In prossimità del fiume e vicino agli specchi d’acqua si sviluppa il salice bianco (Salix alba) capace di resistere più dei pioppi alla forza delle piene del fiume.
Tra le chiome più folte degli alberi, solitamente alla biforcazione di due rami, costruisce il nido il rigogolo (Oriolus oriolus), uccello di colore giallo e nero tipico abitante dei boschi lungo i corsi d’acqua. Lo sparviere (Accipiter nisus) è un falco di piccole dimensioni che nidifica sulle cime degli alberi e preda, con agguati silenziosi, le cince.
Anche il gufo comune (Asio otus), un rapace notturno che caccia piccoli roditori, nidifica sulle cime degli alberi, sfruttando le vecchie piattaforme di rami dei nidi costruiti dalla gazza (Pica pica) o dalla ghiandaia (Garrulus glandarius).
Nei pioppi e salici di grandi dimensioni si riproducono i picchi, picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e picchio verde (Picus viridis), che scavano la cavità del nido quando il tronco supera i 20 centimetri di diametro. Il picchio rosso maggiore si nutre di invertebrati che trova sotto la corteccia degli alberi morti o deperienti; il picchio verde si alimenta a terra cercando larve di insetti sotto i tronchi caduti al suolo.
La cinciarella (Cyanistes caeruleus) e la cinciallegra (Parus major) sono piccoli uccelli insettivori, per nidificare utilizzano i nidi abbandonati dei picchi, dove portano muschio e materiale morbido con cui foderano il fondo della cavità.

Il fiume e gli stagni

L'alveo del Fiume Reno si presenta ciottoloso su buona parte del tratto che attraversa la Golena. Siamo all’inizio della pianura e la corrente dell’acqua è ancora abbastanza veloce per poter trasportare materiale alluvionale di grandi dimensioni: ciottoli e ghiaia.
Nelle anse dove il flusso d’acqua rallenta maggiormente si trova la brasca comune (Potamogeton natans), pianta acquatica con le radici ancorate al fondale, porta foglie e fiori fuori dall’acqua tramite lunghi steli capaci di piegarsi ed assecondare la debole corrente.
Sui salici della riva spesso si può scorgere il martin pescatore (Alcedo atthis), posato su un ramo in attesa del passaggio di qualche piccolo pesce da catturare.
Gli aironi, in particolare la nitticora (Nycticorax nycticorax) e la garzetta (Egretta garzetta), pattugliano le rive del fiume dove l’acqua è più bassa ed i pesci sono alla portata dell’appuntito becco.
Anche la cutrettola (Motacilla flava), presente in primavera estate è solita perlustrare le rive fangose.
Il rospo comune (Bufo bufo) vive per tutto l’anno nel sottobosco, dove si nutre di invertebrati, alla fine dell’inverno va in acqua per riprodursi e deporre le uova, raccolte in ovature a forma di cordone gelatinoso. Anche la rana agile (Rana dalmatina) si reca nelle pozze e negli stagni all’inizio della primavera, le uova sono unite in masse sferiche di 7-10 centimetri, da cui usciranno piccoli girini di colore scuro. Il tritone crestato italiano (Triturus carnifex) è un anfibio tutelato a livello europeo. Gli adulti sono lunghi 15 centimetri, depongono in acqua singole uova da cui escono larve dotate di branchie che, all’inizio dell’estate, dopo la metamorfosi diventano animali terrestri di boschi e prati.

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