TORRENTE IDICE

panoramica Torrente Idice

 

DESCRIZIONE

Informazioni geografiche

L'area di riequilibrio ecologico "Torrente Idice" è situata nell'Alta Pianura Bolognese e interessa le sponde del torrente Idice nel tratto dove inizia l'attraversamento della pianura a est di Bologna. Si tratta di una fascia di territorio situata in comune di San Lazzaro di Savena e compresa tra il ponte sulla via Emilia e il ponte sulla S.P. Colunga in confine con il comune di Castenaso, in località Borgatella, a valle. Il centro dell'area dista indicativamente, in linea d'aria, 3,5 km da San Lazzaro (capoluogo), 5 km da Castenaso, 9 km da Bologna.
Complessivamente si tratta di circa 30 ettari, di cui circa la metà già concessi dal demanio.
Nel 1994 il Comune ha realizzato la prima parte dell'area di riequilibrio ecologico, in seguito alla concessione delle aree di proprietà demaniale per circa 14 ettari.

Complessivamente il torrente Idice è lungo 75 Km ed ha una portata media alla foce di oltre 12 mc/sec (dei quali almeno la metà deriva dal suo affluente principale Savena); in estate la portata si riduce praticamente solo a quella versatagli dal Savena che confluisce in località Borgatella, a valle dell'Area di Riequilibrio Ecologico. I ridotti apporti idrici nel periodo estivo sono determinati da fatto che il bacino idrografico della valle dell'Idice, anche se relativamente vasto, è impostato esclusivamente su rocce impermeabili (argille).
Poche centinaia di metri dopo la confluenza dello Zena, il corso d'acqua è sbarrato da una traversa con un'opera di presa che adduce acqua, nella stagione piovosa, al canale dei Molini che corre fino in pianura alla sinistra dell'Idice. La portata del corso d'acqua a Castenaso, in primavera, è compresa tra i 10 e i 20 mc/sec, ma nelle piene ordinarie si superano i 200 mc/sec e nelle piene centennali si possono superare i 600 mc/sec.

I suoli sono di origine quaternaria, di tipo alluvionale, prevalentemente argillosi e limosi con tratti a sabbie e ghiaie.
L'alveo attivo del torrente si presenta molto inciso con scarpate che raggiungono, e a volte superano, i 3 metri di altezza.

Descrizione degli habitat

Il Paesaggio presenta diverse componenti tra le quali la vegetazione assume un ruolo di primo piano e caratterizzante le diverse località geografiche.
La vegetazione propria di un'area geografica dipende da diversi fattori ambientali (clima, natura del suolo, intervento dell'uomo ecc.); la vegetazione in equilibrio con i fattori ambientali prende il nome di vegetazione climax o semplicemente climax. Quando un fattore esterno distrugge la vegetazione esistente (per esempio un incendio), il "sistema vegetazione" è in grado di rispondere alla perturbazione (se questa non è troppo forte) e tende a ricostruire la vegetazione iniziale attraverso una serie di passaggi intermedi (serie) che possono durare anche diverso tempo ma che portano infine alla vegetazione climax in equilibrio con i fattori ambientali. La vegetazione climax della Pianura Padana corrisponde ad una foresta dominata da Querce (soprattutto dalla Farnia); oltre alle querce erano presenti vari alberi quali il Carpino bianco, il Frassino meridionale, l'Acero campestre, l'Olmo campestre, il Tiglio nostrano, il Ciliegio. Pioppi, Salici e Ontani erano presenti nelle zone più umide e lungo i corsi d'acqua. Nel sottobosco, o al margine della foresta, erano presenti vari arbusti quali il Prugnolo, il Corniolo, il Sanguinello, la Berretta da Prete, il Ligustro, il Biancospino, il Sambuco, la Rosa canina, il Pallon di Maggio, il Caprifoglio, varie specie di Rovo.
La Selva ricopriva quasi per intero la Pianura Padana dal Post glaciale (circa 9.000 anni fa) sino all'epoca etrusca anche se la composizione floristica e l'abbondanza relativa di ogni specie potevano cambiare a seconda delle fasi climatiche. In epoca romana la grande selva cominciò ad essere sistematicamente distrutta per ricavarne legname e terra da coltivare; nel momento di massima espansione dell'impero romano i 3\4 dell'antica Selva erano stati abbattuti; tuttavia la grande Selva ritornò ad espandersi in modo relativamente veloce (cosi ci dicono le ricerche sui pollini) in occasione delle invasioni barbariche e della conseguente caduta dell'Impero Romano d'Occidente; l'antica selva padana dominò quasi incontrastata circa dal 400 D.C. sin verso l'anno 1000. Le città nascenti lungo la direttrice della via Emilia erano poco più che villaggi completamente "circondati" dalla Selva.
Successivamente la Foresta Padana venne progressivamente distrutta con ritmo accelerato negli ultimi due secoli. Nel secondo Dopoguerra (fine anno '40), con atto spregevole, venne distrutto il Bosco di Rubiera (MO) uno degli ultimi boschi di estensione consistente che in qualche modo conservava quasi intatte le caratteristiche dell'antica Selva.

Oggi possiamo avere una vaga idea di quello che poteva essere la Selva Padana visitando i rarissimi lembi di bosco rimasti in Pianura:

  • il Bosco Fontana presso Mantova;
  • il Bosco della Partecipanza presso Trino Vercellese (Vercelli);
  • il Bosco Cusago (presso Milano);
  • il Bosco di Punte Alberete (Ravenna);
  • il Bosco di S. Agostino (Ferrara).

Questi Boschi, anche se notevolmente impoveriti, costituiscono le ultime vestigia dell'antica Selva Padana e rappresentano una Riserva Biogenetica insostituibile per la riforestazione e la diffusione della Biodiversità vegetale in Pianura; proprio questi boschi, nella loro fisionomia e struttura, devono costituire il riferimento per ogni intervento sulla vegetazione.
Esistono poi frammenti dì vegetazione relitti più o meno rimaneggiati dall'intervento diretto o indiretto dell'uomo, generalmente a sviluppo lineare, per lo più lungo i corsi d'acqua, che hanno un significato ecologico ed ambientale enorme nella situazione di fortissima antropizzazione della pianura Padana. Tali aree costituiscono veri e propri corridoi ecologici dove, accanto a situazioni di evidente degrado, è possibile rinvenire tracce genuine dell'antica Selva Padana. L'area di riequilibrio ecologico lungo l'Idice rientra tra queste formazioni vegetali il cui studio è di fondamentale importanza per una sua corretta gestione e valorizzazione.

La vegetazione dell'area è prevalentemente costituita da un esile bosco ripariale a pioppi (Urtico-Populetum albae), in ampi tratti degradato (presenza notevole di specie alloctone quali la Robinia e l'Amorfa); poco a monte della ferrovia è presente un tratto boscato relativamente più ampio e strutturato. Sono poi presenti diverse aree incolte dove si sono avuti interventi di restauro ambientale con la creazione di uno stagno temporaneo e la piantumazione di alberi e arbusti autoctoni. Oggi queste aree si presentano occupate da cespuglieti (Prunetalia spinosae), radure erbose e canneti: uno denso ed esteso di cannuccia palustre (Phragmites australis) sul preesistente stagno e altri minori di cannuccia di Plinio (Arundo pliniana). Oltre il ponte della ferrovia, nel tratto di destra, il greto fluviale è composto da isolotti ghiaiosi ove sono presenti vigorosi cespuglieti di salici (Salicetalia purpureae) che si alternano con lembi di vegetazione palustre.
Sulla sponda sinistra, di fronte agli isolotti, si trova una zona che viene frequentemente inondata ove è presente la Typha minima, specie rara a livello regionale e quasi scomparsa in pianura. In posizione sopraelevata si possono osservare piccoli prati aridi (Xerobromion) che si alternano a prati più umidi e cespuglieti con una notevole diversificazione floristica.
Nonostante il degrado causato dal contatto con aree intensamente antropizzate e dalla cattiva gestione del passato, il corso d'acqua ha conservato importanti "angoli" naturali, con una diversificazione ambientale e vegetazionale che è andata complessivamente aumentando in seguito all'istituzione dell'A.R.E.
Sono state individuate 7 tipologie ambientali:; la "vegetazione sinantropica" (vegetazione mantenuta direttamente o indirettamente dall'attività dell'uomo) risulta la tipologia dominante (41% delle specie rilevate) ciò è normale in considerazione del contesto generale in cui si trova l'area (territorio intensamente e da lunghissimo tempo antropizzato), della sua estensione e anche della sua forma che determina un elevato rapporto perimetro \ superficie dell'area; ciò favorisce il contatto con i campi, le vie di comunicazione e gli insediamenti antropici da cui "penetra" facilmente la vegetazione sinantropica verso l'area di studio.
Da notare tuttavia la buona presenza di ambienti a maggiore naturalità (Ambienti umidi, Boschi e loro margini, Cespuglietti, Prati) in cui sono collocabili le altre specie rilevate.
I "Boschi e loro margini" (ambienti più stabili che contengono la maggior parte della biomassa e della necromassa) sono il "contenitore" per 44 specie (il 17 % delle specie rilevate).
I Prati, i Prati sassosi e i P. aridi, i Cespuglietti e i Muri (facciamo riferimento in particolare alle arcate in mattoni del ponte ferroviario) sono tipologie ambientali poco estese nell'area di studio ma molto importanti per la conservazione della biodiversità vegetale; in essi si concentra complessivamente il 25% delle specie rilevate: qui si trovano quasi tutte le specie rare e\o particolarmente interessanti; queste tipologie andranno attentamente considerate nei piani di gestione al fine di mantenere e diffondere una quota notevole e importante della Biodiversità vegetale.

Gestione dell'area e fruizione

L'Area di Riequilibrio Ecologico è stata affidata da diversi anni al WWF Italia, tramite apposita convenzione con l'Amministrazione comunale. Il WWF svolge le varie attività principalmente tramite personale volontario.
La realizzazione di un percorso botanico e di alcuni cartelli significativi del processo evolutivo presente nell'area, accompagna il visitatore nel tentativo di stimolare la curiosità e l'attenzione al mondo naturale che lo circonda, si muove e vive.

Attualmente gli interventi previsti per mantenere una gestione ordinaria positiva sono rivolti soprattutto alle attività di conservazione della naturalità presente favorendo la biodiversità.
Il percorso, un sentiero che segue il Fiume Idice verso nord su ambo le sponde fluviali è facilmente percorribile e non è facilmente abbandonabile, per cui la fauna presente difficilmente può essere disturbata, così come le presenze floristiche sono praticamente protette dalla fitta vegetazione, Sono presenti solamente piccoli sentieri utilizati dai pescatori che portano al fiume, ma di scarso impatto generale.
La gestione ordinaria e gli interventi previsti all'interno di essa si prefiggono essenzialmente di dare impulso alle attività di conservazione degli habitat naturali presenti. Questo mediante diversi interventi diretti, o indiretti per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della conservazione degli ambienti fluviali planiziali. Per questa ragione la maggior parte degli interventi programmati fa riferimento a migliorare le condizioni di fruibilità.
Una particolare attenzione si ha nella gestione degli habitat, soprattutto per ricreare o mantenere le condizioni idonee alla sopravvivenza e riproduzione della piccola fauna (Fauna Minore). Realizzazioni come cataste di legna, muretti a secco in pietra e ciottoli, stagni di varie dimensioni, nidi artificiali sono utilissimi a migliorare le condizioni vitali anche di intere popolazioni di specie legate a precise nicchie ecologiche. Questi si sommano al mantenimento delle condizioni vitali degli habitat con superfici più ampie: aree prative, bosco golenale, bacini lacustri, che richiedono di interventi diretti con carattere di straordinarietà.

Ogni anno vengono previste visite guidate e manifestazioni per far conoscere ed apprezzare il sito, ma la maggior parte delle presenze di fruitori è rappresentata da cittadini che utilizzano il sentiero per passeggiare e avvicinarsi alla natura approfittando della tranquillità del luogo e del percorso pianeggiante.
L'Area di Riequilibrio Ecologico è inoltre collegata ad un percorso più ampio che collega, a Nord il parco fluviale lungo Idice del Comune di Castenaso e a Sud all'Oasi fluviale del Molino Grande, al Parco di Ca' de Mandorli e alla Via Montebello (luoghi situati all'interno del perimetro del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa), per cui questo percorso è molto ambito dai ciclisti in mountain - bike, un'occasione unica per attraversare territori di grande importanza naturalistica diversificata.

L'ingresso all'area è aperto liberamente al pubblico, per cui chiunque può, in autonomia, frequentare questo luogo.
La vigilanza all'area è garantita dai volontari del WWF, delle Guardie Ecologiche Volontarie e dai volontari dell'Associazione Macigno Italia.

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